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Vincenzo Padula

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Il 25 marzo scorso cadeva il bicentenario della nascita di Vincenzo Padula -- nato ad Acri (CS) nel 1819, e morto nella stessa cittadina l'8 gennaio 1893 -- senza dubbio il più importante intellettuale calabrese del XIX secolo. Non sembra ci siano stati particolari celebrazioni o eventi organizzati per questa occorrenza. La Fondazione Padula di Acri ha organizzato dei premi, i cui bandi si possono trovare sulla pagina web della stessa, ma per il resto non abbiamo assistito a un fiorire di iniziative, come forse era giusto e anche opportuno.  Se ce ne sono state, e non ne siamo a conoscenza, è segno che la Calabria non si è del tutto dimenticata di questo grande personaggio -- sacerdote, letterato, storico, giornalista -- che ha dedicato tutta la vita all'impegno per la crescita e il riscatto della sua terra d'origine. Per ricordarlo qui, sulle pagine del Laboratorio, pubblichiamo un bellissimo articolo di Carlo Muscetta, uno dei più importanti critici letterari del ...

Beni Culturali, Archeologici, Architettonici, Paesaggistici di Crosia

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Il testo che segue è stato elaborato da Mimmo Bitonto a partire da vari rapporti che la Sovrintendenza ai beni culturali ha elaborato negli scorsi anni con riguardo al territorio del comune di Crosia. Il territorio comunale possiede un patrimonio di Beni Culturali, Archeologici, Architettonici e Paesaggistici di tutto rispetto che, se tutelato e valorizzato in un contesto di riferimento più ampio, almeno a livello comprensoriale, con strategie di lungo periodo che coinvolgono tutti i settori interessati, soprattutto quello turistico, potrebbe costituire un presupposto fondamentale per lo sviluppo socio–economico. [ omissis ] Disseminati sul territorio di Crosia sussistono innumerevoli siti archeologici, di essi solo una piccola parte è nota per essere stata individuata e catalogata: DECANATO. Rilevante è il giacimento (5.000 mq) individuato a 450 metri a nord del Castello di Mirto,10 mt. S.l.m. nella zona Decanato, ad est della Chiesa di San Giovanni Batt...

Antonio Pigliaru e il «mito del paese»

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di Pier Giuseppe Puggioni Il 27 marzo del 1969 ci lasciava un importante studioso e filosofo del diritto italiano: Antonio Pigliaru. Di questo personaggio è nota per lo più la ricerca sulla pratica della vendetta e sul rapporto di questa con il fenomeno del banditismo in Sardegna. Tuttavia, egli molto si impegnò, come intellettuale, nei maggiori dibattiti civili e nella promozione della cultura sarda, non avendo mai perso il contatto con le proprie origini. Pigliaru nacque nel 1922 ad Orune, limitrofo paese sardo di quella terra chiamata «Barbagia». I suoi genitori, entrambi insegnanti, condividevano lo stesso tipo di formazione culturale, sebbene fossero contrassegnati da radici assai diverse. Di origini contadine, il padre Pietro aveva compiuto gli studi con fatica, mentre Maria, la madre, veniva spesso ricordata come «troppo cittadina, troppo moderna». Questa donna rivelò ben presto un carattere forte ed una grande tenacia, dovendo allevare da sola i su...

Piero Bevilacqua, Il tradimento delle regioni meridionali

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Riprendo due interventi dello storico Piero Bevilacqua, dedicati alla questione della "secessione" delle regioni ricche. Il primo  è un articolo pubblicato su "Il Manifesto" il 31 gennaio 2019, il secondo è  una lettera aperta inviata il 18 gennaio al Presidente della Regione Puglia. (tg) L'anno prossimo le regioni a statuto ordinario compiranno mezzo secolo dalla loro istituzione e paiono intenzionate a celebrare la ricorrenza con il disfacimento della comapagine unitaria dello stato repubblicano. Com'è noto, e come hanno mostrato ormai tanti studi di singoli e di istituzioni autorevoli, l'autonomia differenziata del Veneto, e a seguire quella della Lombardia e poi delle altre regioni del centro-nord, in virtù della distribuzione differenziata delle risorse fiscali, frantumeranno il tessuto unitario (già compromesso) dei servizi pubblici (scuola, sanità, trasporti, assistenza agli anziani, ecc), dissolvendo di fatto la nazione italiana.E' de...

Racconti del Pataro

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di Mimmo Bitonto Il narratore  – homo dell’anno 1000, speziale e, in tarda età, archiatra – è un vecchio che in gioventù ha girovagato per l’intiera Italia, allora costituita da un’unica immensa foresta che di tanto in tanto si apriva in piccole o ampie rade, naturali o disboscate, le quali accoglievano case sparse, villaggi, borghi e città, per subito richiuderli dalla sua macchia, spesso impenetrabile. Rare le strade, le meglio conservate avevano mille e più anni e costruite dagli antichi romani, come le vie Appia, Salaria, Popilia, e la via Franchigena, che da Roma raggiungeva la Gallia a nord e Brindisi, ove era un imbarco per le crociate, a sud; praticate, quando la quantità delle acque le permetteva, le vie fluviali e quelle marittime a cabotaggio, a meno che non si possedessero grandi flotte, commerciali e militari, come a Venezia, Genova, Pisa e Amalfi; i restanti erano sentieri impervi, mulattiere sconnesse e tortuose, frequentati da feroci grassatori, che provava...