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Ti ho vista che ridevi: la salvezza dei paesi tra la terra e il mare

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di Tommaso  Greco Del romanzo scritto dal collettivo Lou Palanca,  Ti ho vista che ridevi (Rubbettino, 2015), si potrebbe dire semplicemente che si tratta di un libro davvero molto bello, che merita di essere letto. Gli ingredienti per il successo ci sono tutti: una bella storia (che qui non racconterò, nemmeno a grandi linee), una scrittura efficace, un racconto dal taglio cinematografico (e secondo me, non mancherà molto per una trasposizione sul grande schermo); tanto che viene voglia di continuare a leggerlo ininterrottamente per arrivare alla fine, e quando lo finisci ti viene voglia di rileggerlo, e — soprattutto — mentre lo leggi, ti emoziona fino a farti sentire il batticuore e farti provare una commozione sincera. Se è vero ciò che dice una parte significativa della filosofia contemporanea — cioè, che esiste una intelligenza delle emozioni (M. Nussbaum) — allora possiamo farci guidare da questi sentimenti per cercare di andare al di là del giudizio sintet...

Zì Luigi e la “patta della Luna”

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Oggi è il primo marzo, e il primo marzo è un giorno speciale per chi vuole dialogare con la Luna. Infatti, è in questo giorno che bisogna stare attenti a cambiare un numero che serve a fare un calcolo portentoso, col quale si può sapere a che punto è la Luna senza far ricorso a calendari o a scienziati. Questo calcolo io l’ho imparato da zì Luigi e ‘ra Busona , stando seduto sui muretti, nel vicinato, durante le sere d’estate, quando si raccontavano quelle storie fantastiche che hanno popolato la nostra giovinezza. Dunque, si procede in questo modo: si somma il numero della data corrente al numero dei mesi che intercorrono tra marzo e quello presente (contando anche marzo), si aggiunge poi un numero speciale, detto appunto patta : se il risultato è compreso tra 1 e 15 ci troviamo in fase crescente e al 15° giorno si avrà luna piena; se invece il risultato è compreso tra 15 e 29 siamo in fase calante, e al 29 la luna vecchia lascia spazio alla luna nuova. Naturalmente, co...

Invito alla decrescita

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di Sergio Caruso La salute del sistema economico attuale viene indicata mediante il PIL (prodotto interno lordo), che misura il valore monetario dei beni e dei servizi che una Nazione riesce a produrre. Secondo questo criterio più riusciamo a produrre e più il nostro benessere aumenta, e quindi parliamo di progresso. In questo sistema, nel quale le valutazioni si basano su criteri quantitativi, tutto deve “aumentare”: la produzione, gli investimenti, le automobili, ecc. Ma secondo Maurizio Pallante, fondatore del “Movimento per la decrescita felice”, questo sistema è ormai giunto alla fine e, soprattutto, il PIL non è affatto indice di miglioramento e di progresso. Pallante sostiene, in breve, che il PIL sia un indicatore sbagliato per misurare il progresso sociale e il benessere. Prima di tutto perché, anche aumentando la produzione di merci, non si riscontra né un aumento di benessere né un aumento di occupazione. La felicità, il benessere, la qualità della vita non hanno ...

San Giovanni Calibita e il suo monastero a Caloveto

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di Caterina Palmieri Foto di Sergio Caruso “Se papa Francesco avesse conosciuto la vicenda di san Giovanni Calibita, sicuramente avrebbe scelto come nome Giovanni”. È bastata questa espressione, scelta dal professor Burgarella come incipit della sua conferenza, per far capire ai tanti intervenuti nella chiesa di san Giovanni Calybita a Caloveto la sera del 13 gennaio che la relazione del docente dell’Università della Calabria sarebbe stata a suo modo rivoluzionaria. Nutrita la partecipazione di pubblico, a questa che è la  prima conferenza organizzata dal Laboratorio Camenzind e dalla parrocchia di san Giovanni Calybita. Il tema e il nome del relatore, uno tra i massimi esperti europei di storia bizantina, ha portato a Caloveto molti appassionati  provenienti non solo da Caloveto, ma anche dai centri vicini e che hanno dimostrato grande attenzione ed interesse, soprattutto nel dibattito che è seguito alla conferenza. Ad introdurre la relazione il saluto di do...

Conferenza del Prof. Filippo Burgarella su "San Giovanni Calibita e il suo monastero a Caloveto"

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Il 15 gennaio, a Caloveto si è festeggiato il Santo Patrono, San Giovanni Calibita (o Calybita). I festeggiamenti erano stati inaugurati il giorno 13 con la conferenza del Prof. Filippo Burgarella (Prof. Ordinario di Storia bizantina presso l'Università di Cosenza) su "San Giovanni Calibita e il suo monastero a Caloveto". La conferenza -- organizzata dal Laboratorio Camenzind insieme alla Parrocchia, che l'ha inserita nel programma ufficiale dei festeggiamenti -- si è tenuta nella Chiesa dedicata al Santo, gremita di fedeli e ascoltatori. Pensiamo di fare cosa gradita rendendo disponibile l'audio   della conferenza stessa, in modo che possano ascoltarla tutti coloro che non hanno avuto la possibilità di prendervi parte. Sui contenuti emersi, per la loro importanza, dovremo tornare necessariamente con altre e future iniziative. Ma intanto: per averci fornito il file della registrazione, un sentito grazie al Prof. Burgarella e a Sergio Caruso. Di ques...

Cassiodoro e lo scrittore

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Un racconto di Mimmo Bitonto Tutto principiò dalla miseria, quella vera, cui mio padre, sventurato uomo, ci ridusse. Per tanto almeno credo gli debba esser grato, infinitamente e con filiale affetto. Vivevamo nello sfarzo, nel più bieco lusso, io non conoscevo sacrifici, gli stenti dei ragazzini miei coetanei mi sembravano burla, il loro aver di continuo fame un capriccio. Dalla miseria iniziai a diventare uomo , e da mio nonno materno, potendo grazie a lui scrutar l’animo umano, scrittore . Papà, mercante scaltro come pochi, accumulò beni a dismisura, finché conobbe conti e marchesi, prodighi e spilorci, puttane e biscazzieri. Divenne gaudente, in un amen dissipò ogni ricchezza, sfumò i terreni al baccarat, a la roulette, a zecchinetta; al banco dei pegni di Rossano impegnò, meglio, lasciò gli ori di famiglia, conservati da generazioni; poi passò ad alienare il minuto, vacche cavalli asini e muli, fino agli animali che razzolavan nel cortile. Cominciò a mancarci il neces...

La Calabria del Nord-Est senza fantasmi

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di Tommaso Greco Angelo Tommasi, Gli emigranti (1896) - Galleria Nazionale di Arte Moderna, Roma 1. La Calabria del Nord-Est è una terra dai contorni indefiniti che per decenni si è stretta intorno ad un fantasma. Questo fantasma — l’aereoporto di Sibari — è stato (e per qualcuno è ancora) come il Caciocavallo di bronzo cantanto e scritto da Peppe Voltarelli: simbolo e sintesi di tutte le speranze e di tutti i fallimenti di una terra e di una gente, che hanno guardato a questo sogno impossibile come alla panacea miracolosa che potesse mettere fine a secoli di disperazione, di arretratezze, di ingiustizie. Pensavamo all’aeroporto di Sibari e dicevamo: se ci fosse quello, tutto sarebbe sistemato! Figuriamoci… Forse verrà un giorno in cui questa terra riuscirà a stringersi intorno a qualcosa di meno aleatorio e di più reale, agganciando la sua identità alle risorse che il suo territorio — pur continuamente schiaffeggiato, persino da chi lo abita — continua ad offrire cop...